Sono finite le avventure?

Capita spesso: ti svegli convinto di aver avuto l’idea del secolo… e poi scopri che qualcuno l’ha già fatta nel ’78, in ciabatte, con un motorino rubato.
Vuoi andare a Capo Nord con un mezzo strano? Perfetto. O ci arrivi a cavallo di un unicorno o, realisticamente, lì c’è già passato chiunque: dal ragazzino col Ciao che perde pezzi a ogni buca al tizio che ha dormito in tenda viaggiando sui resti di una moto sovietica.
Ogni tanto riaffiorano quelle avventure assurde che ci mettono tutti a posto . Anche chi pensa di aver fatto un viaggio folle deve fare un bagno di umiltà davanti a queste imprese.
Bernard Tirtiaux, negli anni ’80, attraversò il Sahara con un cinquantino Peugeot arrangiato a martellate: ci mise una vita, ma quando arrivò probabilmente anche il motore ringraziò di essere arrivato alla fine.
Grégoire Verhaeghe, 19 anni, Dakar rally 1979: si presenta a Parigi con un 125 da più di 70.000 km. Non solo parte, ma chiude 62º. Un risultato mai eguagliato.

Nathan Millward: Australia–Regno Unito con il motorino delle poste, quelli progettato per fare il giro del quartiere da 3 km per intenderci. Lui lo ha guidato per 34.000 km.
Kanichi Fujiwara: giro del mondo su uno scooter 50cc smontandolo e rimontandolo più volte di una scatola di Lego.
E poi il mondo Vespa, una galassia a parte: se esiste un luogo remoto, qualcuno ci è arrivato con una Vespa piena di fascette. Andrea Pinasco merita una segnalazione d’onore: partì da Genova e arrivò in Nord Africa con un’elaborazione fatta in casa, probabilmente testata solo ascoltando se “il rumore era bello”.
Oggi le avventure non sono sparite: si sono trasformate. Alcuni le usano come trampolino di lancio, un po’ come Capo Nord che ormai è diventato il palco d’ingresso per chi vuole costruirsi un’identità digitale. I MirAl: due Ciao, Capo Nord, e ora—a tappe—verso il Sud Africa.
Marco Tenerini: primo viaggio a Capo Nord in autunno, gelo e bestemmie. Poi Route 66, Dakar… praticamente la collezione delle destinazioni da poster anni ’90.

E poi c’è la categoria che preferisco: i viaggiatori artigianali. Quelli veri. Gente che parte perché gli gira così. Zero sponsor, zero storytelling, zero droni che li inseguono. Mangiano dove capita, dormono dove trovano, rompono tutto ciò che è rompibile e tornano a casa senza fare nemmeno un reel. Quelli che viaggiano davvero e non devono dimostrarlo a nessuno.
E ora torniamo alla domanda iniziale: è già stato fatto tutto?
Montagne scalate in moto, deserti attraversati con cinquantini spompi, supersportive che viaggiano su laghi ghiacciati… ogni follia che ti viene in mente, qualcuno l’ha già provata. E spesso l’ha raccontata peggio di come l’ha fatta.Se l’obiettivo è essere il primo, lascia perdere. Se lo fai perché ti va, invece, l’avventura è infinita.
Non si tratta di scoprire un nuovo continente: si tratta di scoprire un nuovo pezzo di te mentre sistemi il carburatore dietro un guardrail. Le avventure “da Guinness” forse sono finite. Quelle in sella a un motorino che non dovrebbe lasciare la provincia… quelle no, non finiranno mai. Raccontatemi il viaggio che non avete ancora fatto, e se avete voglia di leggerlo questo è stato il mio viaggio: Milano-Barcellona. Niente di folle ma nel mio piccolo mi ha lasciato un gran bel ricordo.
Per chi non li avesse segnati, i miei contatti sono qui sotto. Iscrivetevi alla newsletter e non perdetevi il prossimo articolo: il mese prossimo si parla di riparazioni di fortuna.
Alla prossima Lentoni.
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