Ritorno alla lentezza: godersi il viaggio, senza fretta

Ritorno alla lentezza: godersi il viaggio, senza fretta

Chiunque, se ben equipaggiato o abbastanza cocciuto, riesce a spostarsi da un punto A a un punto B, ma non sta facendo un viaggio.
Quindi che senso ha questo articolo? Semplice: oggi tocca a me rompere le scatole. È il mio punto di vista. Se vi sentite toccati sul vivo, potete chiuderlo qui. Oppure scrivetemi in privato… gianluca@lentamente.net almeno ogni tanto questa casella mail serve a qualcosa.
Negli ultimi eventi ho notato una cosa: c’è sempre più gente convinta di essere in gara col mondo. Tutti a fare gli Schumacher dei cinquantini, tutti a voler arrivare primi da qualche parte dove, spoiler: non c’è nessun premio. E poi quelli che arrancano e si stressano perché non tengono il passo… ma passo di che? La soddisfazione non è correre come dei disperati: è arrivare al traguardo più sudati, sì, ma con la pancia piena e il sorriso da scemo stampato in faccia. Se uno parte già ossessionato dal cronometro, ha perso prima ancora di accendere il motore. Parliamoci chiaro: un cinquantino in salita si inchioda come un mulo, arranca facendoti percepire anche a te la fatica che sta facendo.
Che senso ha “arrivare primo” in un raduno di lumache? Vuoi fare il record? Vai a correre in pista, non in mezzo a quattro tapini in mezzo ad una strada.
Meglio godersi il viaggio: fermarsi una volta in più a bere una birra (Occhio a non trasformare l’evento in un Oktoberfest ambulante), infilare le gambe sotto un tavolo, mangiare qualcosa di serio e scattare qualche foto che tanto, riguardandole, faranno tutte schifo come sempre. È tradizione.

Ritorno alla lentezza: godersi il viaggio, senza fretta


Correre come dei matti significa solo togliere convivialità e divertimento. Risultato: una via crucis di benzinai e panini tristi da supermercato. Non fa per me. Quando pianifico un percorso tengo la tabella di marcia flessibile: voglio avere spazio per respirare, guardare il paesaggio e fare due cazzate. Non siamo mica al lavoro.
Parlando di stress: 400 km di fila non sono un viaggio. Sono un esame di sopravvivenza. Sì, ho partecipato anche io ad eventi così… li ho vissuti come una corsa a eliminazione. L’ansia del “avrei dovuto essere lì un’ora fa” mi sfinisce, non fa per me. Così come ingozzare un panino freddo facendo benzina e ripartire di corsa verso il prossimo distributore. Che divertimento è?Ogni chilometro va sudato, apprezzato, goduto. Soprattutto se lo fai con un mezzo che più lento non potrebbe essere.

Ritorno alla lentezza: godersi il viaggio, senza fretta


Ho fatto viaggi dove per fare 100 km ci ho messo più tempo che guardarmi una stagione intera di una serie Netflix… e sono stati fantastici.
Ne ho fatti altri dove l’ansia del cronometro mi ha fatto scendere dalla sella solo per buttar dentro benzina: non ricordo nemmeno che colore avesse il cielo. Forse manco lo guardavo. Ora scelgo gli eventi in base alla goliardia e ai tempi umani. Uno che mi ha fatto capire ancora meglio questa filosofia è stato la 100 Miglia di Sinergy (tenete d’occhio qui i prossimi eventi che fanno)
Parentesi personale: lo stress per arrivarci è stato solo colpa mia. Sono partito prima dell’alba, fatto 200 km in furgone e alla sera di corsa a casa per andare a lavorare il giorno dopo. Però una volta lì… spettacolo. Autunno inoltrato, giro di 150 km, colori dell’Appennino piacentino che valevano più di mille foto (sì, anche quelle venute male). Il pomeriggio attorno al tavolo, come veri Motomerendoni. Da rifare, punto. Il viaggio è esperienza, non chilometri e qui l’obbiettivo l’ho centrato in pieno.
Arrivare primo? No grazie. Preferisco arrivare a tavola. Sempre.
E voi come la pensate? Preferite fare la via crucis dei benzinai o riempirvi la panza come Dio comanda?
I miei contatti li trovate qui sotto. E se non siete iscritti alla newsletter di Lentamente… poi non vi lamentate se vi perdete il meglio. Il mese prossimo: sono finite le avventure?

Alla prossima Lentoni.

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