Meccanica di sopravvivenza: il miracolo del fil di ferro

Qualche tempo fa mi ricapita su Facebook per la centesima volta la storia di Emile Leray. Se sei stato su Marte fino ad oggi e non la conosci te la dico in due righe.
1993, Marocco. Il tizio spacca la 2CV con cui sta viaggiando. Rimane nel deserto, da solo. In dieci giorni smonta la macchina, si costruisce una specie di “moto” fatta di rottami e riesce a tornare alla civiltà. E appena arriva… lo multano.
Ora: avete presente con cosa girano in Marocco? Carriole a motore tenute insieme da chilometri di fil di ferro. Roba che un demolitore rifiuterebbe. Eppure multano lui perché “mezzo non idoneo alla circolazione”. Quella di Leray è stata la più grande lezione di meccanica di sopravvivenza della storia, eppure la sua creatura era probabilmente più in regola di metà dei veicoli che aveva incrociato.
L’aneddoto mi ha fatto pensare a una verità semplice: quando sei per strada e si rompe qualcosa, improvvisi. E per qualche motivo, funziona pure. In garage è tutta un’altra storia. Hai calma, spazio, tutti gli attrezzi, i tutorial di YouTube che ti spiegano come smontare un motore in quattro passaggi, e quella falsa sicurezza del “so cosa sto facendo”. Poi rimonti tutto e nel migliore dei casi ti avanza un seeger e qualche vite. Nel peggiore, ti ritrovi con più problemi di quelli che avevi prima di aprire il carter per risolvere.

In strada no. Hai fretta, piove sempre a secchiate, e come attrezzi hai un cacciavite e la paura di restare a piedi. È qui che entra in gioco la meccanica di sopravvivenza: quelle riparazioni che non solo ti salvano la giornata… ma durano anni.
Inverno 2024, appena fuori Città di Castello. Non pioveva: diluviava. Prendo una strada che non dovevo prendere e mi si spezza il filo della bobina. Trovo a terra un pezzo di filo elettrico grigio, lo collego male, lo nastro peggio e lo infilo dietro lo sportellino della Vespa. Doveva durare pochi chilometri. Sono due anni che penzola e funziona. Credo che la Vespa si sia rassegnata e abbia deciso che quella sarà la sua configurazione definitiva. Niente a che vedere con il francese in Marocco, ma serve a spiegare una cosa: in emergenza diventiamo tutti dei piccoli MacGyver e facciamo riparazioni che in condizioni normali non ci verrebbero in mente. Nel sottosella ci ritroviamo fascette, nastro di vario tipo, un fil di ferro pieno di nodi, una brugola sbagliata e una chiave inglese che non sappiamo da dove arrivi. Aggiungendo due bestemmie ben calibrate il miracolo si compie. Perché le riparazioni improvvisate durano più di quelle serie? Perché in strada non punti all’estetica. Provi, rompi, riprovi, rinforzi. È puro pragmatismo: l’importante è andare avanti. Se volete farvi un check al motorino prima di partire ecco la nostra guida.
Non vi chiedo se siete mai rimasti a piedi: è scontato. Prendetevi due minuti e scrivetemi come ne siete usciti.
I contatti, come sempre, sono qui sotto. E se masticate un po’ di spagnolo andate a cercarvi mecanica de tres octavos ha una rubrica che chiama “meccanica di sopravvivenza” vi spiega in quattro parole come fare riparazioni con il minimo indispensabile, e forse anche meno.
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Alla prossima Lentoni.
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